"Polizza", ovvero riconoscimento di debito passato da Pietro e Antonio fratelli fu Matteo Ciceri della Valle d'Andorno a favore del nobile Carlo Antonio fu Giovanni Battista Zenzino di Quittengo

Tipologia Documento
Data topica Torino
Data cronica
1713 Febbraio 20

Numerazione definitiva

Numero definitivo
648
Prefisso
ASPCC

Contenuto

I fratelli erano debitori del nobile Zenzino per 30,11 lire che corrispondevano a un anticipo di pagamento (come da strumento 12 marzo 1705) effettuato dallo stesso Zenzino per conto dei fratelli Ciceri a favore degli eredi di Pietro Gaja e a un semplice prestito fatto dallo stesso Zenzino ai due fratelli. I Cicero offrivano in garanzia un terreno a parto e orto situato a Quittengo, alla Piana di Quittengo, in confine con il riale. Il debito doveva essere saldato in quattro anni (nel frattempo il nobile poteva godere del terreno). La "polizza" consta di una parte precompilata a stampa, come fosse un modulo.

Nota a tergo: il nobile Zenzino dichiarava di aver ricevuto da don Pietro Gaja, parroco di Campiglia Cervo, 15 lire, 5 soldi e 6 denari, ovvero la metà del suo credito verso i fratelli Cicero (9 settembre 1725).

Altra nota a tergo: il nobile Zenzino cedeva e rimetteva il diritto di riscossione che aveva contro i fratelli Ciceri per la somma restante (l'altra metà) al parroco di Campiglia Cervo, don Pietro Gaja, che diventava così il legittimo creditore. Non è chiaro se e quanto don Gaja ha pagato per entrare in possesso della "polizza" (Quittengo, 15 marzo 1727).

Allegato ordine di pagamento (10 settembre 1712) fatto da don Giovanni Pietro Gaya (Gaia) a carico di Giovanni Antonio Mosca Chiarino del Cantone di Rosazza in ragione del diritto di esazione ricevuto dal Santuario di San Giovanni d'Andorno da parte dei fratelli fu Pietro Rosazza Pistolet (in forza di una donazione di una "polizza" avvenuta il 28 maggio 1712) cui il Mosca Chiarino era in obbligo dal 2 agosto 1711 (epoca di sottoscrizione della stessa "polizza"). Il pagamento sarebbe stato effettuato nelle mani di don Gronda, sacerdote residente nel santuario, il quale avrebbe rilasciato regolare quietanza (in conto) per le 21 lire versate