Deposizione di don Francesco Francesio, parroco di Campiglia Cervo, nella causa vertente presso la Nunziatura Apostolica presso il Re di Sardegna in Torino per la "smembrazione" della nuova parrocchia di Montesinaro

Tipologia Documento
Data topica Andorno
Data cronica
1748 Novembre 25

Numerazione definitiva

Numero definitivo
742
Prefisso
ASPCC

Contenuto

La dichiarazione giurata del parroco fu resa di fronte al vicario foraneo e concurato di Andorno San Lorenzo, don Germano Galliari. La questione riguardava la distanza tra Montesinaro (Oratorio di San Grato) e la chiesa parrocchiale di Campiglia Cervo (anche se questa era una delle varie motivazioni che spingevano i montesinaresi alla separazione). Distanza che impediva, secondo la gente di Montesinaro, al parroco di amministrare opportunamente lassù i sacramenti soprattutto ai morenti, in tempo utile. L'esempio portato dal teste era quello del defunto Bernardo Valz Lucca detto "Cioca" (campana), morto verso la metà dell'ottobre precedente. Nel documento è dettagliato l'avvenimento: il Valz Lucca si sentì male non si sa dove (ma dalle parti di Sagliano), fu portato a casa in un cesto (da cui cadde due volte) poi su due "barre" (barella funebre) come fosse già morto passando per Campiglia Cervo. Non allertando il parroco né il cappellano, don Gaya, che era in canonica. Don Francesio fu avvisato solo a sera dai "ministri" dell'Oratorio di San Grato (Giovanni Bullio e Pietro Valz Gris). Subito inviò l'altro cappellano, don Giovanni Antonio Rosazza, che arrivato a Montesinaro trovò il parroco di Piedicavallo, don Giuseppe Peraldo, che si era recato in paese per lo stesso motivo. Confessione ed estrema unzione gli furono somministrate, ma non l'eucaristia perché l'agonizzante non era più in condizione di riceverla. La colpa era quindi dei parrocchiani "ribelli" di don Francesio che avrebbero potuto agire meglio. Il verbalizzatore era il notaio Corte di Andorno

Note

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