Supplica del "rettore" don Giovanni Battista Furno e dei ministri della "Chiesa di S. Gio. Battista della Valle d'Andorno" e risposta di Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, in merito ai "fogaggi e censi" a pagarsi da parte della Comunità di Andorno
Tipologia Documento
Data topica
Campiglia Cervo e Torino
Data cronica
- 1690 Ottobre 18
Numerazione definitiva
- Numero definitivo
- 1352
- Prefisso
- ASPCC
Contenuto
- Per uno strumento risalente al 1614, la Comunità di Andorno aveva costituito e venduto un censo di crosazzi duecento per la capital somma di crosazzi duemilaottocento (fondato su mulini e piste da canapa) a favore di Giovanni Francesco fu Cassiano Mondella (atto rogato dal notaio Barilotto). Morto Giovanni Francesco, eredi erano i figli Cassiano e Antonio con il nipote Giovanni Francesco fu Fabrizio Mondella. Il figlio di Cassiano, Giovanni Tommaso, "refferendario in Biella", vendette una parte del censo al Santuario di San Giovanni il 21 febbraio 1668 (atto rogato dal notaio Bernardo Rosazza), per una quota pari a mille crosazzi di capitale. La Comunità di Andorno aveva inoltre costituito e venduto un annuo censo di cento ducatoni d'argento a favore di Nicolao Caresana su un capitale di ducatoni milleduecentocinquanta con atto 7 maggio 1618 (rogato dal notaio Muzio Valle). Con atto 15 febbraio 1640 (rogato dal notaio Giovanni Paolo Cassano), Giovanni Pietro Caresana aveva ceduto il censo ad Amedeo Antoniotti che poi passò ai figli Francesco e Tommaso, che a loro volta lo cedettero, come dote, alla sorella Paola Maria. Quest'ultima portò la dote al marito e al suocero Lucio e Giuseppe Danesi. Il 24 maggio 1685 (atto rogato Jacazio) e il 5 giugno stesso anni, i Danesi alienarono una certa parte del censo alla chiesa di San Giovanni d'Andorno (allo scopo di costituire una dote per la figlia/nipote Antonia Maria). A questo punto si innesta la vicenda del De Brissac-Gallier (1513-1634) e successivi passaggi fino ai Bonezzo che erano in debito verso San Giovanni come da atto 4 novembre 1680. La supplica, di fatto andata a buon fine, riguardava probabilmente l'esenzione dalla tassazione o qualcosa del genere per i censi e i focaggi di San Giovanni era titolare, rispetto a un non meglio specificato "ordine generale" del 4 luglio 1690
Note
- Vedi l'articolo di Danilo Craveia apparso su "Eco di Biella" del 26 luglio 2014, dal titolo "Tasse di Andorno nel 1600: vendute e poi ricomprate"