La statistica dei caduti

Tipologia Documento
ASCOLTA IL PRIMO AUDIO
ASCOLTA IL PRIMO AUDIO

Contenuto

Il Parco della Rimembranza di San Giovanni d’Andorno nacque con l’intento di commemorare i caduti della Bürsch durante la Grande Guerra. La Storia ha purtroppo imposto un ulteriore tributo di vite di valligiani nella Seconda Guerra Mondiale e a questi due gruppi principali si sono aggiunti altri valìt morti in conflitti precedenti. Ai 78 caduti della «inutile strage» del 1915-1918 si sommarono i 64 deceduti di quella del 1940-1945. Tra i due conflitti mondiali vi furono anche valligiani che persero la vita in Spagna nella guerra civile. Altri 16 valìt “presenti” in questo sacrario dell’Alta Valle Cervo perirono durante l’epopea napoleonica, nelle campagne del Risorgimento, in Crimea o nelle guerre coloniali italiane di fine Ottocento. In tutto si tratta di 158 nomi, 158 storie eroiche e tragiche che formano un corale monito contro le guerre e tramandano una memoria collettiva straordinaria costituita da storie individuali che, in gran parte, attendono ancora di essere degnamente raccontate. La pura statistica indica che i campigliesi sono 27, i piedicavallesi 33, i quittenghesi 43, i sanpaolesi 36 e i rosazzesi 19. Da Rialmosso partirono e non tornarono in 17, il numero più grande per una sola borgata, mentre a Riabella la stessa sorte toccò a 15 soldati. Ma tutte le frazioni sono rappresentate, persino la minuscola Santa Maria di Pediclosso. Accanto ai primi 134 cippi, ne furono posati 7 nel 1997 grazie alle ricerche storiche del compianto Orazio Boggio Marzet (scomparso nel 2018). A lui si devono anche i ricordi lapidei dei 16 caduti ottocenteschi, inseriti nel 2007. Complessivamente, l’arco cronologico dei caduti copre il periodo compreso tra il 1812 e il 1948. Un ultimo cippo, quello di Osvaldo Zedda Bianc (1888-1918), è stato posto di recente. Il Parco della Rimembranza di San Giovanni d’Andorno non include gli 11 partigiani non valligiani, una civile e un ignoto militare tedesco, tutti deceduti nella Bürsch tra il 1944 e il 1945.

Dal punto di vista delle armi, dei reparti e dei gradi, questo sacrario offre una panoramica piuttosto varia e condizionata dal contenere riferimenti a caduti di differenti conflitti, di differenti tipologie di conflitti (da quelli “classici”, come le Guerre d’Indipendenza e la Grande Guerra, a quelli più articolati, che includono vittime civili e partigiani) e di differenti epoche e località. Ed è da rimarcare subito la presenza di cinque donne, elemento di forte rilevanza in un contesto che, nella stragrande maggioranza dei casi, riguarda gli uomini. L’analisi numerica, pur considerando che, soprattutto per i morti della Seconda Guerra Mondiale mancano ancora studi storici specifici, indica che un quinto dei cippi non riporta indicazioni circa i gradi né circa i corpi di appartenenza, cui va aggiunta una dozzina di caduti civili. Rispetto a quelli che, invece, recano il grado, quasi due terzi erano o soldati semplici o graduati di truppa. I sottufficiali sono una decina, una ventina tra tenenti e sottotenenti (incluso un guardiamarina), due i capitani e un maggiore, il più alto nella gerarchia militare qui rappresentata. I partigiani sono quattro. I morti civili sono tredici, mentre complessivamente, dodici risultano i dispersi. La quota dei sottufficiali e degli ufficiali è comunque piuttosto rilevante e questo si spiega con il livello di istruzione medio dei valìt che, in termini statistici, grazie alla loro formazione (per lo più di tipo tecnico, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento), poterono accedere a gradi più alti al confronto con la media di altre aree d’Italia. Da segnalare, inoltre, la significativa densità dei decorati. Due Croci di Guerra, otto Medaglie di Bronzo al Valor Militare (due per Pier Anselmo Valz Gris e una della Croce Rossa Italiana per Ida Boffa Tarlatta) e dieci Medaglie d’Argento al Valor Militare (due per il maggiore Paolo Albertazzi). Silvio Crosa ne meritò, invece, una d’argento e una di bronzo.