I reparti e le storie dei caduti

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La metà dei caduti di questo sacrario è priva di indicazioni precise circa il corpo di appartenenza. Per i morti della Grande Guerra i dati sono abbastanza completi, mentre mancano quasi del tutto per gli altri conflitti in cui tutti questi valìt combatterono e caddero. La ricostruzione di quelle vicende individuali non sarà semplice, ma tale percorso di ricerca costituirà un piccolo acconto di riconoscenza sul debito morale che l’Alta Valle Cervo ha nei confronti del sacrificio di questi suoi soldati. Un quarto del totale è rappresentato da fanti o affini, come i mitraglieri FIAT della Grande Guerra. Ci sono, poi, alcuni artiglieri (da campagna e da fortezza) e bombardieri, un granatiere di Sardegna, mezza dozzina di appartenenti al Genio (per lo più minatori), due bersaglieri, un soldato di sanità e una ventina di alpini, di cui si tratta in dettaglio in un altro pannello. Non risultano, allo stato attuale delle conoscenze specifiche, né aviatori né avieri. Senz’altro c’è un marinaio, il guardiamarina Silvestro Boffa Tarlatta da Rialmosso che, l’11 dicembre 1916, affondò con la corazzata “Regina Margherita” nella rada di Valona a causa di mine posate da un sommergibile imperiale tedesco. Quasi la stessa sorte che toccò a Giovanni Peraldo Pejo ed Ernesto Zanetti, entrambi di Piedicavallo, che si inabissarono con il piroscafo “Principe Umberto” silurato nel mar Adriatico l’8 giugno 1916. Le tessere delle storie dei singoli compongono il mosaico glorioso e tragico di destini che non devono essere dimenticati. Il cavalier Paolo Albertazzi, maggiore del Genio pure di Rialmosso, morì in Etiopia nella valle dell’Omo Bottego il 24 maggio 1941 mentre sovrintendeva a difficilissimi lavori stradali. Risalendo fino ai tempi di Napoleone, si incontra Giovanni Battista Boggio Bertinet, caduto sulle sponde del fiume Beresina (Bielorussia) nella grande battaglia del 26-29 novembre 1812.

In quattro furono uccisi nella battaglia della «fatal Novara» nel 1849. Due Rosazza rosazzesi e un Savoia Franc di Oretto non tornarono dalla spedizione sarda in Crimea (tutti morti nel 1855). Altri perirono sul campo o per le ferite riportate in combattimento tra San Martino e il Volturno, tra Gaeta e Custoza. Emilio Martinazzo Sartor morì ad Adua nel 1896. Giuseppe Boggio Gilot era nato in Algeria nel 1891 e partecipò alla Grande Guerra da zuavo. Morì nel 1916, sulla Somme. Lo stesso anno in cui Giovani Battista Francesa Gherra di Piedicavallo fu sepolto da una valanga in Val di Ledro. Molti non persero la vita per il fuoco nemico, ma per le malattie, come Iginio Mosca Goretta di Campiglia Cervo, deceduto in Albania nel 1918. Il sergente Eugenio Maciotta Rolandin della borgata Maciotta, una delle medaglie d’argento, morì ad Harrar (Etiopia) nel 1936, mentre l’oriomossese Aldo Boggio Tomasaz era in Spagna nel 1938 e lì rimase. La Seconda Guerra Mondiale portò molti valìt in Russia. Non pochi tra coloro che presero parte alla tragica spedizione nell’ex Unione Sovietica risultano dispersi, come Ermanno Alberto Boggio Pasqua di Mortigliengo di cui nel 1942, sul Don, si persero le tracce. Anche la Germania è un luogo di martirio per alcuni uomini della Bürsch. Lavoratori coatti, deportati o soldati che fossero, Ermete Allara Carlin, Ermes Tiburzio, Osvaldo Peraldo Prun e altri come loro non fecero ritorno dalle lande teutoniche ove la sorte li aveva condotti. Lo stesso discorso vale anche per i Balcani. Chi in Grecia, come il montesinarese Ido Valz Gris Bono sul Monte Smolika nel 1941, chi in Montenegro, come il capitano Luigi Maciotta della Piana, scomparso a Tetovo nel 1943. Due donne di Mortigliengo, Maria Bargilli e Rina Gastaldi Bargilli, morirono sotto le bombe dell’incursione alleata su Reggio Calabria, il 6 maggio 1943. I due Jon Scotta Costante e Franco, di Piedicavallo, furono tra le vittime del mitragliamento aereo alleato su Santhià del 9 gennaio 1945.