in dialetto piemontese biellese: "Marca del bèro"(alternativo)
Tipologia
oggetto per la lavorazione del latte
Numero d'inventario
Numero
CM0451
Inventario
Seminara 2015
Numero
E/33
Inventario
Valz Blin
Indicazioni sul soggetto
Attrezzo utilizzato dal "burraio" per imprimere una disegno decorativo e distintivo, spesso con aggiunta delle proprie iniziali sul panetto da lui prodotto. Una volta "lavato" il burro, impastandolo ripetutamente nell'acqua, la parte eccedente al fabbisogno famigliare veniva smerciata cercando di renderla più appetibile per la clientela. Questa tipologia di marchio era utilizzata per piccole quantità e veniva impresso tramite battitura, tenendolo dal manico e per pressatura con la mano.
Iscrizioni
Posizione
sulla paletta, al centro
Trascrizione
T ° B
Qualificazione
di appartenenza
Modalità di acquisizione
Donazione di Gianni Valz Blin
Descrizione fisica
Piccolo utensile a forma di cucchiaio con piatta paletta di forma ellittica e manico con foro all'estremità per poter appendere l'oggetto. Al centro di un verso della paletta sono incise due iniziali separate da un cuore che separano due motivi decorativi, ciascuno dentro un cerchio: un motivo a petali e il secondo a sei lobi. Quest'ultimo è un motivo molto diffuso, diventato quasi il simbolo dei prodotti montanari ed è ritenuto un segno solare ereditato dalla preistoria.
Stato di conservazione
Stato
buono
Data rilevazione
2015
Descrizione danni
Legno leggermente consunto
Condizione giuridica
Proprietà della Casa Museo dell'Alta Valle del Cervo
Materia e tecnica
Legno
Dimensioni
Unità di misura
cm
Altezza
29 (lunghezza)
Larghezza
5,20
Note
I primi riferimenti italiani agli stampi da burro risalgono alla fine del ‘700. Figurano nei lasciti famigliari dei meno abbienti, ma anche negli inventari di case nobiliari delle zone montane. Gli stampi consentivano di misurare il peso del panetto di burro, le forme da 250 g o 500 g erano tra le più comuni.
Oltre ai segni religiosi (di buon auspicio per la riuscita del prodotto) i principali motivi decorativi erano legati alla malga, ai suoi protagonisti o al pascolo erboso. Più tardi apparvero monogrammi identificativi a fini commerciali.
Esposti quotidianamente all’acqua, ai grassi-acidi del latte e agli urti che accompagnavano il gesto dello smodellaggio, è facile che questi manufatti mostrino chiari segni di utilizzo. Sono diversi i legni impiegati, con chiare preferenze per quelli facili da scolpire (pino cembro, pero, acero) e incapaci di trasmettere al burro odori o sapori sgradevoli.