Lavorazione della pietra

Tipologia Oggetto
Data cronica
2007
Note
Datazione calcolata
Lavorazione della pietra: la "pioda"
Lavorazione della pietra: la "pioda"

Identificazione del soggetto

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Descrizione del bene

La scheda, realizzata tramite intervista a Giuseppe Vella illustra le diverse fasi di lavorazione che portavano alla realizzazione dei cubetti in pietra da         parte degli scalpellini, a partire dalla cavatura sino al cubetto finito.

La prima operazione consisteva nello scoprire il più possibile il blocco da cavare per evitare che, al momento dello scoppio, l'area circostante venisse            invasa dai detriti.
La preparazione della mina era piuttosto lunga e complessa, l'obiettivo era creare dei cuscinetti d'aria laterali al blocco di pietra, in modo tale che la polvere da sparo riescisse ad infilarsi, di scoppio in scoppio, tutto intorno. Andavano creati dei fori sulla lunghezza del blocco. La profondità non dipendeva solo        dall'altezza del blocco stesso ma anche dal tipo di roccia che si incontrava durante lo scavo e, nel caso ci si fosse imbattuti in #fili bianchi#, cioè in zone    in cui il terreno era durissimo a causa di cambiamenti climatici o di infiltrazioni, non si procedeva alla perforazione. I fori erano fatti da tre                  persone, il minatore e due battimazza,uno destro e l'altro sinistro; il minatore appoggiava la #barramina#(attrezzo di ferro con all'estremità un              tassello con punte al vidiam) sul punto in cui si doveva bucare, mentre i due battimazza alternativamente colpivano in maniera ritmica la barramina che ad ogni    colpo il minatore ruotava. Essendo un lavoro molto duro, i due battimazza si alternavano con un'altra coppia ogni mezz'ora. Il lavoro procedeva molto            lentamente, al massimo un metro al 
giorno. Una volta preparato il buco si immetteva un "carico mina", per esempio di 5 chili, in tutti i fori e si faceva          brillare; il giorno dopo si ripeteva l'operazione, ma con un carico doppio così si iniziava a creare una massa d'aria sul fondo; tale passaggio veniva              effettuato almeno tre o quattro volte; infine si faceva un carico mina di 7 volte superiore all'ultimo carico, di modo che i granelli della polvere da              sparo si distribuissero bene nello spazio creatosi sul fondo dagli scoppi precedenti. I fori venivano ricoperti di terra avvolta in candelotti di carta per        renderla compatta e battuta con dei bastoni. Per innescare l'esplosione si usava la miccia o detonatori elettrici; la miccia avanza di un metro al minuto           per cui si calcolava il tempo e la distanza migliore per ripararsi dall'esplosione. A questo punto c'era il varo della mina a cui per scaramanzia nonsi faceva partecipare nessun esterno e la sera stessa era consuetudine cucinare il risotto allo zafferano per festeggiare.

La conoscenza principale dello scalpellino era (ma lo è ancora) saper riconoscere la venatura della pietra per poter effettuare i tagli migliori, in modo tale che la pietra si divida senza lasciare troppi scarti e senza rovinarsi. I tre sensi di taglio sono detti #pioda#, #contropioda#, #trincante#. La pioda è il taglio migliore, segue la venatura della pietra

Ottenuto il blocco, la parte migliore veniva usata per i lavori più importanti (ad esempio per fare colonne, pavimenti o scale). Le colonne venivano lavorate interamente a mano, dalla sbozzatura alla traguardatura (fatta con 3 cilindri metallici) fino alla lucidatura o alla bocciardatura.

Per la lavorazione dei cubetti si forniva al cubettista un blocco di pietra di 40x40x40, ottenuto con il metodo dei cunei di legno o di acciaio, poi spezzato fino ad ottenere delle #plotte#, cioè blocchi di pietra pronti per l'ultimo taglio effettuato battendo il martello a punta con un colpo netto su piccole incisioni fatte solo per dare la direttrice. La misura dei cubetti era standard: 9cm x 11cm, 10cm x 12cm, 7cm x 9cm. Un buon cubettista produceva all'incirca 700 cubetti al giorno; per contarli a fine giornata, mentre li caricava a mano sul camion, ogni 100 cubetti si metteva una scaglia in tasca per segnare le centinaia.

Elementi strutturali Cavatura della roccia; taglio dei blocchi

                     migliori; riduzione dei blocchi di

                     seconda scelta in #plotte#; preparazione

                     cubetto.

Minerali:

   1. Minerali sienite

Oggetti:

   1. barramina

   2. mazza

   3. miccia

   4. scalpello

   5. martello

   6. cuneo

   7. martello da cubettista

   8.  bocciarda
 

Altri elementi:

   1. polvere da sparo

 

Consistenza calcolata

Audiovideo: 2,

Note

Nel Biellese l'attività dello scalpellino e della cava era localizzato soprattutto in Valle Cervo. Qui da secoli l'uomo della valle ha abbinato le professioni di scalpellino e mastro da muro, facendosi apprezzare fin dal '500 per le sue competenze tecniche e capacità manuali ovunque si sia trovato ad operare: dal Duomo di Milano, alla Certosa di Pavia, alle fortificazioni per i Savoia, alle strade di valico del Moncenisio e del Sempione volute da Napoleone I. A dopo l’unità d’Italia risalgono il traforo ferroviario del Fréjus, numerose strade, gallerie e ferrovie in ogni regione italiana, poi altrettante opere edili in Cina, negli Stati Uniti d’America, nell’America del Sud, in Africa, in Russia e in molte Nazioni europee.
All’imbocco della strada per Riabella, all’altezza di Balma, vi sono          alcune delle maggiori cave dell’Alta Valle,abbandonate ormai da decenni: l’Antica, la Quarona, la Sange e quella del Pianlin. Anche a Riabella vi era un’attività estrattiva in località Parei. A monte di San Giovanni operava    la società Montecatini e in regione Colombari è ancora funzionante l’unica cava di sienite rimasta, dove però viene svolta con mezzi moderni e razionali la sola attività di estrazione, mentre tutte le lavorazioni, un tempo vanto delle maestranze locali, vengono eseguite fuori dal territorio.
Altre cave importanti nel Biellese erano quelle del Favaro e di Oropa.

 

 

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