Parere del parroco di Campiglia Cervo, don Barnaba Tempia, circa le azioni da compiere da parte dell'Oratorio contro Giovanni Battista fu Filippo Mosca per un debito non onorato su un legato relativo la messa festiva
Tipologia Documento
Data topica
Campiglia Cervo
Data cronica
- 4 Febbraio 1782
Numerazione provvisoria
- N. provvisorio
- 34
Numerazione definitiva
- Numero definitivo
- 107
- Prefisso
- OdF
Contenuto
- Giovanni Battista Mosca aveva ceduto un corpo di casa "sito nel Cantone di Mosche" come pagamento a favore di Giuseppe fu Giacomo Iacazio (atto rogato Gaia 2 maggio 1760) per estinguere un debito di 306,2 lire. La cessione prevedeva la clausola di riscatto entro dieci anni e il pagamento degli interessi sul debito del 4% a partire dal terzo anno. Con suo testamento 29 settembre 1766 (rogato Gaia) il Iacazio aveva legato 300 lire per la messa festiva a favore dell'Oratorio in onere all'erede universale, cioè la figlia Maria, moglie di Pietro Gaia. La donna aveva ceduto all'Oratorio il "corpo di casa" in modo che fosse venduto al pubblico incanto per ottenere il denaro necessario per finanziare il legato (atto 28 marzo 1769 rogato Gaia). Da quel momento il Mosca, che aveva continuato a "goldere" dell'immobile, non aveva cercato di riscattarlo né aveva più pagato gli interessi (affitto). Nel 1782 don Tempia, dopo tredici anni in cui la situazione non si era modificata, prospettava diversi scenari, tra cui la vendita dello stabile per l'acquisto di un censo, oppure l'accomodamento con lo stesso Mosca (anche con la costituzione di un censo sull'immobile) a patto che Maria Iacazio (già vedova Gaia) fosse d'accordo e tacitata del suo credito verso lo stesso Mosca. Il tutto sotto la supervisione di un avvocato (suggerendo il cavalier Villanis).