Testamento di Giuseppe fu Giacomo Iacazio di Campiglia Cervo
Tipologia Documento
Data topica
Campiglia Cervo
Data cronica
- 29 Dicembre 1766
- Note
- Il testamento fu fatto nello "studio di Me Notaio".
Numerazione provvisoria
- N. provvisorio
- 47
Numerazione definitiva
- Numero definitivo
- 115
- Prefisso
- OdF
Contenuto
- Il testamento nuncupativo fu ricevuto dal notaio Giovanni Antonio Gaia. Il testatore dispose per la sua sepoltura nella chiesa parrocchiale di Campiglia Cervo con i rituali soliti, con l'accompagnamento di dieci sacerdoti, tutti muniti di "torchie colle solite candele". Tutti e dieci i sacerdoti dovranno celebrare la messa, di cui una cantata e "aparata, previa recitazione del noturno". Dispose una messa funerale anniversaria presso la stessa chiesa parrocchiale. Dispose un legato una tantum a favore dell'Oratorio di Forgnengo di trecento lire di Piemonte finalizzate, con i loro interessi, al mantenimento del cappellano per la messa festiva. La somma doveva essere versata dopo un anno dall'inizio delle celebrazioni delle messe festive (in quell'anno sarebbero comunque stati versati gli interessi maturati e computati al 4%, cioè 12 lire). Ma se le celebrazioni si fossero interrotte per più di sei mesi, l'Oratorio sarebbe stato tenuto a restituire la somma all'erede universale. Dispose a favore del fratello Pietro "Iacassio" il lascito del "piccolo orologgio, campanella con tutti gl'altri ordegni" e il "torno [tornio, n.d.a.] con gli ordegni da tornidor compresa la ferramenta per uso del medesimo destinata". Dispose l'usufrutto per tutti i suoi beni a favore della moglie Anna fu Giovanni Battista Ostano, mantenendonsi in stato di vedovanza (con la facoltà di alienare i beni mobili e di esigere i crediti del testatore). Dispose in legato a favore del Santuario di San Giovanni d'Andorno le ragioni su una porzione di casa acquistata dal testatore da Bartolomea e Giuseppe, madre e figlio, Bussetto di San Paolo Cervo (come da strumento 18 febbraio 1759 rogato Giovanni Antonio Gaia). Chiamò erede universale la figlia Anna, moglie di Pietro Gaia di Quittengo. L'atto fu insinuato alla tappa di Andorno (insinuatore Corte) il 6 marzo 1767 dal notaio Pietro Antonio Gaia, padre del notaio Giovanni Antonio, con copia levata da Giovanni Antonio Cicero, scrivano del notaio, ad istanza dell'Oratorio in data 21 febbraio 1786.
Note
- Vedi scheda OdF 30 per il rimando all'atto e per la clausola circa le messe festive.