"Transazione tra l'Oratorio di Forgnengo, et Guglielmo fu Pietro, et Guglielmo fu Pietro Giorgio ambi Allara"
Tipologia Documento
Data topica
Campiglia Cervo
Data cronica
- 6 febbraio 1740
- Note
- Indizione terza. Il documento è stato redatto nella casa parrocchiale.
Numerazione provvisoria
- N. provvisorio
- 167
Numerazione definitiva
- Numero definitivo
- 78
- Prefisso
- OdF
Contenuto
- Lo strumento è stato rogato dal notaio Giuseppe Antonio Rosazza della Valle d'Andorno.
La questione ha inizio vent'anni prima, ovvero con l'atto di cessione di "tutti li suoi beni mobili, e stabili, e ragioni si qualsivoglia sorte" da parte di Antonio fu Giovanni Battista Iacazio di Forgnengo a favore dell'Oratorio dei SS. Fabiano e Sebastiano. Lo strumento era stato rogato dal notaio Maldotto in quel di Lodi in data 2 novembre 1720. A seguito di tale cessione, gli allora "ministri" dell'Oratorio, Lorenzo Allara e Giuseppe Gilardi, avevano mosso lite contro il notaio Giovanni Battista fu Bernardo Iacazio che possedeva metà della casa che, però, era di proprietà del suddetto Antonio, che l'aveva ceduta all'Oratorio. La causa era stata avviata davanti al Tribunale di Campiglia Cervo in data 20 ottobre 1724 e continuata dai due Guglielmo Allara fino alla sentenza del 22 dicembre 1729, "da qual sentenza restavanno condannati nelle spese". Gli Allara erano i ministri dell'Oratorio, almeno nel 1724. Poi avevano continuato la contesa legale da soli, personalmente, pur per conto dell'Oratorio.
A quella sentenza i due Allara avevano opposto appello presso la Prefettura di Biella. Nel 1732 il Re di Sardegna aveva dato loro ragione, cioè la vertenza era rimasta aperta e rimandata al Tribunale di Campiglia Cervo. Ma il regio decreto 11 aprile 1732 era stato "orepito e sorepito per non esser vere le cause in esso espresse". Nuovamente i due Allara avevano ottenuto una sentenza sfavorevole contro il notaio Iacazio, che restava in possesso della metà della casa di Antonio Iacazio, che nel frattempo si era reso defunto. Nuova istanza e nuova sconfitta (20 maggio 1735).
A quel punto i due rappresentanti dell'Oratorio avevano preteso che l'Oratorio stesso li indennizzasse delle ingenti spese giudiziarie subite a nome dell'ente rappresentato o in solido o tramite la cessione dei beni ereditati dal solito Antonio Iacazio. Evidentemente l'intervento degli Allara era motivato da interessi personali non espressi in questo documento. Ma la loro pretesa era illegittima, senza contare che in due diverse occasioni (1723 e 1731) entrambi gli Allara avevano dichiarato in giudizio che avrebbero condotto la lite fino in fondo, ma a loro carico.
Tuttavia, per evitare un'ulteriore causa che avrebbe coinvolto l'Oratorio (per quanto con esito certo), i ministri "presentanei" (cioè quelli in carica nel 1740), ovvero Giovanni Ostano e Carlo Catella, erano disposti ad arrivare a una transazione amichevole, come proposto dagli Allara. La transazione si sarebbe fatta sulla base di una parte dei beni ceduti con lo strumento del 2 novembre 1720 e, più precisamente, "in quanto ai mobili indivisi tra esso Antonio fu Gio. Batta Iachatio Mangiaghet, et il fu Antonio cedente di lui nepote, supposti ancor appresso del medesimo Antonio fu Gio. Batta Jachatio Mangiaghet esistenti, in quanto pure di tutti li frutti percenuti da lui Antonio fu Gio Batta sopra la porzione di stabili che spetavano al detto Antonio di lui nepote per tutto il tempo da lui percevuti quando restavano ancor indivisi".
Il patto, stipulato di fronte dal parroco don Francesco Francesio, prevedeva inoltre che gli Allara, soddisfatti come sopra, non avrebbero più molestato l'Oratorio con pretese di qualsiasi tipo su alcuni terreni ad esso spettanti (un prato dietro l'Orio, un altro prato alle Moglie, due "canepali con cauzagne nella regione detta il Seletto", un altro prato alla Prenzia, un altro prato in "regione di Fien Raro" e un ultima pezza a prato alla Pianella. Probabilmente per situazioni conflittuali pregresse che, in questo modo, andavano a essere sanate.
Tra i testimoni all'atto si trovava don Giovanni Brovetto di Mortigliengo, residente a Campiglia Cervo.
Presente il timbro del "Gabel General" da dodici denari.
Consistenza rilevata
- Tipologia
- fascicolo/i
- Quantità
- 1
Stato di conservazione
- Stato
- buono
Modalità di scrittura
- manoscritta
Note
- Vedi schede OdF 74, OdF 75, OdF 76 e OdF 77.